Intervista ad Emiliano dei LINEA77

 

Intervista ad Emiliano Audisio dei LINEA 77

di Chiara Todeschini

 

Qual è il tuo rapporto con l'arte? Difficile risponderti, nel senso che che trattandosi di un rapporto tra entità inafferrabili risulta complesso sintetizzarlo senza banalizzarlo. Azzardo: mi rapporto a lei nello stesso modo in cui mi relaziono ad una porta o a una finestra. Una membrana. Prendendo in prestito le parole di Florenskiy sull'iconòstasi, definirei l'arte "la rappresentazione del lato invisibile del visibile". 

Insieme a Massimiliano Ferramondo, giornalista e amico, ho attraversato - forse è l'unico termine utilizzabile - le installazioni di Max Neuhaus, un artista che lavora unicamente con il suono. In effetti si trattava più di sentire e ascoltare piuttosto che di guardare. Magari anche per un quadro si potrebbe dire lo stesso. Ho ascoltato, poi ho visto, ho avuto forse l'impressione di capire, prima un'emozione, quindi un sentimento e un pensiero. Tutto ciò seguendo un percorso prima sconosciuto alla mia ragione.

 

Quali impressioni ti hanno lasciato le sue installazioni?  Come dicevo, Neuhaus è un artista che crea installazioni sonore. Ha lavorato con diversi compositori contemporanei statunitensi, tra cui John Cage e Morton Feldman ad esempio. Poi, stanco di avere un approccio musicale convenzionale, ha iniziato a utilizzare il suono come un media autonomo all'interno del mondo dell'arte contemporanea, trattandolo come elemento architettonico e volumetrico che si sviluppa in uno spazio fisico oltre che nel tempo. Un componente spaziale che interagisce e si modifica insieme all'ambiente visivo, sonoro e sociale di cui è sostanza. Non è innestato, è parte di. Lo spiega bene Neuhaus stesso nei suoi scritti, "our perception of space depends as much on what we hear as on what we see". Lo sviluppo economico e sociale e l'impatto che la trasformazione dell'ambiente in cui viviamo ha avuto sui nostri sensi e il nostro modo di percepire quella che definiamo realtà ha indubbiamente favorito la conoscenza tattile e visiva rispetto a quella uditiva; quasi rimuovendo, dimenticando quanto la componente sonora sia in grado non solo di veicolare un'informazione, ma di presentarsi come strumento di lettura del mondo, elemento strutturale del nostro immaginario.

Ci fai qualche esempio? A Time Square, tra la Broadway e la Settima Avenue, c’è una sua opera, forse la più conosciuta: dalle prese d'aria di superficie della metropolitana si diffonde un suono creato sinteticamente che si mescola simbioticamente con il luogo circostante. Quest'opera fu realizzata nel 1977, disattivata nel 1992 e riattivata nel 2002. L'opera, com'era abitudine di Neuhaus, non è segnalata, poiché la scoperta può avvenire solamente sul piano sonoro, affidandosi alle capacità di ascolto dell'individuo. Ascolto e capacità che risulterebbero compromesse nel momento in cui fossero forzate a sentire. Il suo è un lavoro di ricerca e come tale si manifesta. Anche per questo il suono non si contrappone all'ambiente circostante, ma dialoga con esso, crea un varco, un apertura, uno spazio fisico in cui agire.

A Ginevra invece, nel parco Promenade du Pin  si trova un'altra sua opera. Anche qui due grate per terra, una di fronte all'altra, distanti non più di un metro e mezzo, lunghe non più di due, come quelle per raccogliere l'acqua. Un suono che gioca con il bosco intorno. Incuriositi abbiamo chiesto ai passanti, ovviamente senza dire loro che si trovavano al centro di un'installazione sonora, di raccontarci cosa sentivano. La maggior parte riferiva di rumori che non c'erano realmente, come ad esempio il rombo di un aereo. Nessuno di loro, sebbene alcuni fossero assidui frequentatori del parco, si era mai accorto dell'installazione. Tutti però, dopo un primo momento di imbarazzo, rimasero sorpresi e attivamente coinvolti quando scoprirono quel suono e quello spazio sempre esistito e mai percepito. Per quanto viviamo immersi in un ambiente sonoro e caotico, è grande la disattenzione che abbiamo oggi nei confronti del suono e la poca predisposizione all'ascolto.

 

Come hai conosciuto Neuhaus? Per caso, leggendo un libro e mi ha incuriosito subito. A tal punto che insieme a Massimiliano abbiamo deciso di realizzarci un piccolo lavoro video, visitando tre sue opere che si trovano in Svizzera: a Ginevra, nel parco di cui ti ho parlato, a Saint Luc, dove una sua opera, raggiungibile solamente a piedi e intitolata "La Barma", si trova lungo un sentiero di alta montagna, e infine a Berna, dove una sua installazione si sviluppa lungo il corridoio di ingresso della sede della Swiss Telecom.

 

C'è una corrente o espressione artistica con la quale ti senti più in sintonia? No. Su questo tema non sono in grado di arrivare ad una sintesi. La mostra su Mario Schifano alla galleria d'Arte Moderna di Roma l'estate scorsa, gli affreschi da poco restaurati del Masolino e del Masaccio nella Cappella Brancacci a Firenze, i "Sette Palazzi Celesti" di Anselm Kiefer e le sculture di luce di Anthony McCall all'Hangar Bicocca a Milano. Ognuna di queste visioni si accompagna a una storia, come una serie di accordi creano una composizione. Per invadere, mi lascio invadere.

 

C'è un'artista in particolare che vorresti conoscere?  Uno al giorno forse, quindi direi di no. Mi piacerebbe visitare la Biennale, anche perché non sono mai stato a Venezia. La scorsa estate mi sono avvicinato a lei, ma  è stato grazie ai sogni. Ero in treno dovevo scendere a Mestre per un concerto, arrivò il sonno, mi svegliai a Venezia Santa Lucia. Vidi soltanto la stazione, tornai  subito a Mestre scivolando sull'acqua con l'ingenuità e l'innocua presunzione di essere il protagonista di un film di Miyazaki. Allora parlo dell'irraggiungibile, di quanto sarebbe stato magnifico poter assistere ad uno spettacolo di Pina Bausch se solo avessi avuto il coraggio e la fortuna di avvicinarmi prima alle meraviglie della danza. E infine, in questa lista della spesa dell'immaginazione, parlo del possibile, quindi del desiderio  - da rimandare al prossimo anno - di visitare l'Ars Electronica di Linz.

 

A fine settembre partirai insieme ai Linea77 per la California a registrare il nuovo disco. Quando sarai lì, oltre all'album, c'è qualcosa che hai  messo in agenda che vuoi fare/vedere in particolare? Suggestioni, ma nulla di segnato sull'agenda. Voglio pensarci una volta terminate le registrazioni.

 

 

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Emilano Audisio fotografato da Chiara Mirelli

 

 

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