Intervista a Natalia Saurin

 

In tutto il lavoro di Natalia Saurin (classe 1976) c’è qualcosa di quotidiano, ma non ordinario, che, a mio avviso, permette a ciascun fruitore di individuarsi nelle fattezze drammatiche o assolutamente favolistiche dei personaggi e delle figure che l’artista rappresenta.

Scova azioni, situazioni, linguaggi apparentemente insignificanti dai quali pare aprire una botola nascosta che dà su un mondo inaspettato, ma conosciuto, ricco di rimandi ad antropologie, miti, detti, usi, tradizioni, religioni e soprattutto vissuti ed individualità.

Ecco come la Saurin risponde alle mie domande:

Giuseppe Mendolia Calella:  Raccontaci dei tuoi inizi. Quali esperienze hanno influito sul tuo percorso formativo?

Natalia Saurin: Mi sono laureata in Architettura e parallelamente ho fatto varie esperienze che mi hanno portato a spostare il mio asse verso fotografia e video. Le residenze d’artista sia in Italia che all’estero sono state per me esperienze molto importanti: mi hanno permesso sia di confrontarmi con altri processi creativi, che di focalizzarmi nel delineare maggiormente un mio linguaggio. Il tempo della residenza è un tempo prezioso in quanto prescinde dal quotidiano.

G.M.C.: A proposito di residenze internazionali, confrontandoti con artisti stranieri, cosa pensi dell’arte contemporanea italiana messa a confronto con quella degli altri paesi europei?

N.S.: Sembrerà un luogo comune ma ho avuto l’idea che all’estero l’arte contemporanea sia avvolta da più professionalità, sia da parte delle istituzioni che degli artisti stessi. Ci sono più finanziamenti e di conseguenza il ruolo dell’artista è maggiormente riconosciuto, mentre capita molto spesso che un artista in Italia debba fare più lavori per mantenersi e questo va a tutto discapito della ricerca artistica.

G.M.C.: Che consiglio daresti ad un giovane artista che vuole inserirsi nel panorama artistico italiano?

N.S.: Il panorama artistico italiano a mio avviso è molto frastagliato, non ci sono regole ed è dettato molte volte da relazioni e poteri. Quindi penso che fondamentale sia mantenersi integro, credere nel proprio lavoro, continuare ad apprendere, perseverare e muovere sinergie.

G.M.C.: Parlaci del tuo lavoro: su cosa stai concentrando la tua attenzione?

N.S.: Un filo conduttore che attraversa tutto il mio lavoro è il tema del "per sempre", partendo dalle favole fino ad arrivare a religione e mito. M’interessa indagare il modo in cui percepiamo la realtà, come ciascuno di noi costruisce il proprio mondo, come viviamo e come resistiamo. Nell’ultima residenza in Francia alla Camargo Foundation ho realizzato un video partendo da una leggenda che parla di tre donne migranti, e ora sto continuando su questa ricerca. In questo video mescolo simbologia, leggenda e vita di ogni giorno per rivelare come mito e vita quotidiana siano collegati. Il titolo del video "Les Trois M" si riferisce alle tre Marie della leggenda ma allo stesso tempo suggerisce il legame fra tre elementi: le tre donne, le Mani, il Mare.

G.M.C.: Quali progetti hai in cantiere per i prossimi mesi e per l’anno nuovo?

N.S.: Nei prossimi mesi dovrò girare un videoclip per un gruppo musicale, esperienza nuova e stimolante, sto lavorando inoltre ad una mostra personale che farò l’anno prossimo alla galleria Muratcentoventidue di Bari e ad un progetto di interazione fra videoarte e musica organizzato dal Dipartimento di Arti Visive di Bologna.

                                                                                                                                

 

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