Intervista a Giacomo Spazio (parola agli artisti 33)

giacomo spazio intervista a

 

Ogni mese chiediamo ad un artista di confrontarsi con alcuni temi, cerchiamo di scoprire cosa pensa dell'arte contemporanea, quali sono i suoi gusti e quali metodologie di lavoro utilizza...

 

 

Lobodilattice incontra GIACOMO SPAZIO

Dove sei nato e in che città vivi?

Sono nato a Milano, nel quartiere subsonico di Quarto Oggiaro nel 1957 e vivo a Milano.

Un aggettivo per definire la tua arte

Poeticopolitica

Qualche parola sulla città in cui vivi?

Milano è sempre stata una fucina di idee e iniziative e fino poco tempo fa forse l’unica nonostante le piccole dimensioni a potersi appellare a metropoli. Questa è una città che ti forgia, ti spersonalizza, ti induce, ti solletica, ti illude a diventare quello che vuoi. Ma è e rimane una città dura. Faticosa. Per questo molti una volta appreso il meccanismo di come funzionano le cose (che singolarmente per ognuno di noi sono importanti) in questa città, spesso tornano nei loro luoghi di nascita per realizzare definitivamente i loro sogni, le loro idee. Milano è una città bastarda, vive nascosta tra le pieghe di se stessa. La devi scoprire. Frequentare. Amarla e odiarla nello stesso tempo, ma rimane per ogni individuo una città che ti accetta indistintamente per quello che sei!

Credi in Dio, cosa pensi della dimensione spirituale?

Non credo in nulla. Ma le religioni mi hanno sempre attratto. Credo che nell’uomo, in ogni uomo, ci sia una propria dimensione spirituale che ognuno manifesta o incanala in una serie di regole che diventano spesso; religione! La mia dimensione spirituale io, l’ho chiamata: ANARTKY. Una parola che ho inventato per definire verso il mondo esterno, il mio stile di vita. Ho sommato la parola Anarchia con la parola Arte. Questa è decisamente lo stile di vita che mi rappresenta e nel quale risiede anche la mia dimensione spirituale.

Qualche parola, o anche un aggettivo, per definire il tuo temperamento?

Disponibile. Collaborativo. Educato. Interessato da sempre al potenziale espressivo altrui! Non possiedo più l’energia di un tempo ma sostanzialmente cerco di essere felice attraverso quello che faccio! Come chiunque ho i miei limiti (fisici, di calcolo, di comprensione, di conoscenza) e quindi se mi è possibile, scelgo in quale avventura imbarcarmi.

Potresti descrivere come costruisci un’opera, che materiali usi, e come?

Il mio è un lavoro a progetto. Decido in partenza quale sarà il soggetto generale di una serie di quadri/manufatti pur rimanendo fisso il mio riferimento principale che è la musica. Materia con la quale per diversi motivi sono cresciuto. Quindi se getti un occhio per la prima volta tra i miei lavori ti sembra di scorgere delle discrepanze notevoli di linguaggio, ma appena ti addentri ti accorgi subito di questa continuità. Uso di tutto, dalla pura scrittura a oggetti. Libri e dischi compaiono costantemente. Poi carta. Colori acrilici. Inchiostri. Vernici. Krink, On The Run. Stancil. Spryx. Colle varie e tela di juta, anche se qualche volta ho usato cotone. In un mio lavoro trovi un mix di tecniche. Collage, serigrafia, stampa, pittura con pennello. In generale i colori base che uso sono combinazioni dei miei pasticci da ex-chimico. A me non importa la tecnica, ma il risultato che voglio ottenere. Sono maniacale anche se questo non traspare mai. Sono capace di fare e rifare il lavoro diverse volte.

Cosa rende un artista affermato? il consenso della critica, il consenso del pubblico, o le vendite?

Un mix tutto quello accennato nella domanda. Personalmente non sono quasi mai apparso nei giornali specializzati d’arte, eppure possiedo un numero discreto di collezionisti che mi hanno permesso di continuare a fare arte. Sono mediamente conosciuto e finora il pubblico non è mai stato assente dai miei sporadici solo show! Ma se la tua domanda è; vivo facendo solo e soltanto l’artista? Ti rispondo ancora no! Ma ora ne vedo la possibilità!

 

 

Arte è anche o sopratutto vernissage e mondanità?

Questa domanda mostra una vecchia idea dell’arte e per alcuni funziona ancora in questo modo. Ma il mercato dell’arte funziona per emozione ed empatia.
Che musica ascolti?

Dalla musica classica alla musica che ormai non possiede più alcun termine per definirla.

Secondo te, chi è un collezionista e come fa le sue scelte?

Collezionista è colui che per impeto compra arte a ritmo costante e non ne può fare a meno. Le scelte poi sono soggettive e investono principalmente la sfera culturale e in un secondo momento anche quella monetaria.

Che libri leggi?

>Quasi esclusivamente saggi e ogni tanto qualche buon romanzo per spezzare il ritmo!

Cosa guardi in televisione?

Telefilm. Cartoni animati. Programmi scientifici!
Curatore o Critico d'Arte, pensi ci siano differenze, se si, quali?

Se uno è in grado di curare una mostra è anche in grado di svolgere una scelta critica e viceversa.

Cos'è il contemporaneo?
Tutto ciò che ancora non è stato possibile definire semplicemente perché è in divenire.

Destra, Sinistra, o Centro, oppure lasciamo perdere?

Sono anarchico perché credo nell’uomo e nelle sue capacità cognitive.

In una intervista, quale domanda ti piacerebbe che ti facessero?

Cosa ti piace di più al mondo?

Dai anche la risposta:

Guardare la volta celeste!!

 

 

 

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