Il corpo solitario. L’autoscatto

Il corpo solitario. L’autoscatto

Titolo

Il corpo solitario. L’autoscatto

Inaugura

Sabato, 3 Novembre, 2012 - 18:00

A cura di

Giorgio Bonomi

Artisti partecipanti

Emanuela Barbi - Stefania Beretta - Isabella Bona - Maria Bruni - Marina Buratti - Maurizio Cesarini - Marco Circhirillo - Antonio D’Agostino - Giorgio De Pinto - Moria De Zen - Francesca Della Toffola - Luigi Di Sarro - Isabella Faldo - Rosalia Filippetti - Giovanni Gaggia - Lucia Gangheri - Debora Garritani - Werther Germondari - Milena Giacomazzi - Tea Giobbio - Libera Mazzoleni - Miss Tumi-Stufi - Maria Mulas - Sabrina Muzi - Simona Palmieri - Monica Palumbo - Virginia Panichi - Elisa Pavan - Sara Pellegrini - Stella Pellegrini - Andreina Polo - Edoardo Romagnoli - Lavinia Stefanini - Alessandra Tescione - Mona Lisa Tina - Marilena Vita - Rita Vitali Rosati - Emiliano Zucchini.

Presso

Palazzo del Duca

Comunicato Stampa

COMUNICATO STAMPA

IL CORPO SOLITARO
L’AUTOSCATTO

a cura di Giorgio Bonomi

3 – 18 Novembre 2012
Inaugurazione: Sabato, 3 Novembre, ore 18.00

In questa mostra, che prende l’idea dal recente libro del curatore Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, Editore Rubbettino, si presentano artisti che con la fotografia hanno messo in pratica le modalità dell’autorappresentazione, spesso evidenziando una poetica di “solitudine”.
Si parte dal proprio corpo come elemento primario di sé e, soli con se stessi, si ricerca una rappresentazione che può essere “reale” o “possibile”, tragicamente data o felicemente ipotizzata.
Per “autoscatto” si intendono tutte le forme possibili con cui questo può realizzarsi: dall’autoscatto vero e proprio (con il temporizzatore, con la macchina fotografica in mano, con il flessibile, con il telecomando) alla fotografia realizzata da un assistente il cui compito è meramente esecutivo: così possiamo usare molte definizioni, per le realizzazioni ottenute con questa tecnica che è anche una poetica, come “autoritratto”, “percezione di sé”, “identità”, “allo specchio”, e molte altre, per quel concetto di “autorappresentazione” che l’artista, da sempre, ha tentato.
La pratica dell’autoscatto è enormemente diffusa in tutto il mondo, soprattutto negli ultimi anni, qui si presentano un ristretto, ma significativo gruppo di artisti, in prevalenza di genere femminile infatti, altra caratteristica del campo dell’autoscatto è proprio le numerosa presenza femminile europea che, al di là delle differenze, anche anagrafiche, hanno tutti un notevole curriculum artistico e professionale di livello internazionale.
È caratteristica dei nostri tempi l’apparizione di un modo nuovo di riflessione sulla propria identità, sul proprio corpo, sulla conoscenza di sé. Finito lo “scandalo”, finita la necessità ontologica di una autodefinizione, l’artista ha cominciato a indagare su se stesso come oggetto di conoscenza, da
un lato, e come soggetto di narrazione, dall’altro: la metodologia dell’autorappresentazione è apparsa la più funzionale e la più appropriata per simili operazioni; la stessa componente narcisistica, certamente presente, assume un valore diverso se leggiamo il mito greco non come
esempio di futile vanità (Narciso muore affogato o di consunzione, a seconda delle versioni, perché innamorato di sé) bensì come esemplificazione dell’operazione del conoscere, cioè il percepire l’altro da sé (ciò che sta davanti al soggetto conoscente) e comprenderlo (che, etimologicamente, significa “prendere insieme”, “afferrare”), per cui Narciso muore nel tentativo di “afferrare” la sua immagine “riflessa” sull’acqua proprio per conoscere se stesso, cioè con l’“autoriflessione”, e si consideri che possiamo conoscere la parte più significativa del nostro corpo – il volto – solo con lo specchio, che ci “riflette”: con il mito di Narciso si evidenzia che il desiderio di conoscere comporta rischi estremi, fino alla morte, come insegna anche l’altro grande mito sulla conoscenza, l’Ulisse dantesco.
È evidente che in questa odierna società, sempre più spersonalizzata e basata sull’immateriale, il percorso di riappropriazione non può che partire da se stessi e dal proprio corpo:
l’autorappresentazione, quindi, permette di evitare mediazioni, funziona come “specchio”. Un altro dato interessante consiste nel fatto che, come si è accennato, tra gli artisti che usano l’autorappresentazione, sono prevalenti le donne, per spiegare il fenomeno possiamo ricorrere a tutte le categorie indicanti le caratteristiche femminili: intimità, riservatezza, immediatezza, pudore, e così via, se non le interpretiamo in modo mellifluo e se accettiamo la lezione del femminismo più accreditata che prevede non l’uguaglianza bensì l’esaltazione delle differenze di genere.
Infine, ma a rigor di logica sarebbe la prima domanda da cui partire, dobbiamo chiederci: perché proprio la metodologia dell’autorappresentazione? Riteniamo che, oltre alle motivazioni sopra esposte, questa forma di rappresentazione/espressione permetta all’artista di unificare soggetto ed oggetto senza mediazioni e di usufruire di una completa “solitudine” nell’atto creativo. Se, infatti, quando l’artista riprende una realtà altra con la camera fotografica, abbiamo l’ingranaggio di tre elementi – il soggetto che riprende, la macchina, l’oggetto ripreso – con l’autoscatto il primo e il terzo si unificano quasi fagocitando, per così dire, il secondo. Tutto ciò permette di evitare, almeno a livello concettuale e metodologico, ogni interferenza esterna, positiva o negativa, e l’autore si trova “solitario” e carico di una responsabilità, etica ed estetica, maggiore e con una dose assai più ampia di rischio: ma la sfida crediamo, come si può vedere anche in questa mostra, ha dato risultati assai interessanti.

GLI ARTISTI

Emanuela Barbi - Stefania Beretta - Isabella Bona - Maria Bruni - Marina Buratti - Maurizio Cesarini - Marco Circhirillo - Antonio D’Agostino - Giorgio De Pinto - Moria De Zen - Francesca Della Toffola - Luigi Di Sarro - Isabella Faldo - Rosalia Filippetti - Giovanni Gaggia - Lucia Gangheri - Debora Garritani - Werther Germondari - Milena Giacomazzi - Tea Giobbio - Libera Mazzoleni - Miss Tumi-Stufi - Maria Mulas - Sabrina Muzi - Simona Palmieri - Monica Palumbo - Virginia Panichi - Elisa Pavan - Sara Pellegrini - Stella Pellegrini - Andreina Polo - Edoardo Romagnoli - Lavinia Stefanini - Alessandra Tescione - Mona Lisa Tina - Marilena Vita - Rita Vitali Rosati - Emiliano Zucchini.

IL CURATORE

Giorgio Bonomi è nato a Roma nel 1946, vive a Perugia. Dopo un periodo di studi e scritti di filosofia politica, tra cui il libro Partito e rivoluzione in Gramsci, ed. Feltrinelli 1973, la collaborazione a “il Manifesto”, si è dedicato all’arte contemporanea come critico, curatore di mostre, saggista e fondando e dirigendo la rivista “Titolo”. Ha diretto il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia dal 1994 al 1999. È stato il Direttore della Fondazione Zappettini (Chiavari e Milano) che si occupa della pittura analitica, e della Biennale di Scultura di Gubbio. Tra le circa duecento mostre curate in Italia e all’estero, ricordiamo: Plessi; Beuys. Difesa della Natura; le Biennali di Scultura di Gubbio del 1992, 1994, 2006, 2008; 3 X Monochrom: Fontana, Manzoni, Pinelli; Pittura 70. Pittura pittura e astrazione analitica. Dirige la Collana Arte contemporanea di Rubbettino Editore, presso cui ha pubblicato gli ultimi suoi due libri, La disseminazione. Esplosione, frammentazione e dislocazione nell’arte contemporanea; Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea.

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