Hybrid spaces - un'indagine fotografica sul paesaggio italiano

arte contemporanea, gallerie, mostre, eventi

 

“Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale di questi futuri ci spingono i venti propizi”

Italo Calvino, Le città invisibili

Sono stata invitata la scorsa estate a prendere parte alla prima residenza della Fondazione Fabbri dedicata all'indagine fotografica del paesaggio dell'Alta Marca trevigiana. Mentre esploravo il territorio, cercando di restituirne una mappatura per immagini, mi sono posta alcune domande. Oggi le ho trasposte in queste riflessioni. 

 

Il paesaggio contemporaneo è un fenomeno in evoluzione, in cui l’aspetto estetico intreccia sempre più quello progettuale-urbanistico, scientifico, sociologico.

Il veloce flusso di trasformazione urbana dovuto a spostamenti di massa, grandi opere infrastrutturali e di ingegneria, perdita di identità dei luoghi storici, sta velocemente portando a una globalizzazione del paesaggio. La frammentazione nel territorio rende sempre più indeterminati i limiti della città, complicandone la definizione.

La città continua ad attrarci perché è frutto della partecipazione collettiva, l’arte quindi, nel rappresentarla, sviluppa strategie di relazione. La collaborazione con architetti e istituzioni ha prodotto in Italia esperienze in cui l’opera dell’artista va a riempire il vuoto tra uomo e ambiente, in luoghi dove mancano presenze monumentali storicizzate.

La fotografia, negli ultimi trent’anni, ha saputo riflettere sulle trasformazioni paesaggistiche del nostro territorio, restituendo un’esperienza della città quasi fisica, solida, che non si presta ad essere consumata velocemente, mediatizzata.

Il contributo di personalità come Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Guido Guidi, alla documentazione e prima ancora all’individuazione dei caratteri del nuovo paesaggio italiano, ha aperto la strada alle generazioni successive, lasciando in eredità una sensibilità “di confine”.

Stare in una relazione di stasi, di sospensione di giudizio, è uno dei modi che abbiamo a disposizione per poter leggere il paesaggio dall’interno.

Se l’urbanistica fatica a interpretare il paesaggio di oggi, l’arte con il suo innestarsi nel cambiamento appare uno strumento di comprensione e descrizione riuscendo ad indagare quanto di reale c’è nell’immaginario con cui pensiamo alla città, ma anche a rendere visibile quanto di immaginario c’è nel nostro modo di vivere lo spazio urbano.

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