Get a Swastika! (reduziert)

Get a Swastika! (reduziert)

Titolo

Get a Swastika! (reduziert)

Inaugura

Giovedì, 7 Giugno, 2012 - 19:00

A cura di

PassOver Lab

Artisti partecipanti

Sergio Angeli, Rocco Cerchiara, Luca Loseto, Valerio Savaiano

Presso

PassOver Lab

Comunicato Stampa

 

Aperitivo di presentazione del concept.
Giovedi 7 giugno ore 19.00

Il simbolo del male assoluto, oggi, è la svastica. La svastica solitamente genera fastidio, repulsione, se non paura insensata. Così come lo zucchero è indiscutibilmente dolce per i palati, la svastica è indigesta per gli stomaci. Vi facciamo un esempio per chiarire meglio il punto: nel 2007 Google Maps rivelò che una base della marina militare statunitense sita a Coronado, costruita nel 1967, aveva la forma di una svastica; preso coscienza di ciò le proteste montarono a tal punto che il governo degli Stati Uniti fu costretto a stanziare un fondo per camuffare la conformazione dell'edificio ai gabbiani di passaggio. Nella svastofobia ci sguazza l'artista contemporaneo e il mondo dell'arte-fruitori e astanti della domenica compresi. Sguazzare è il termine appropriato. Perché compito dell'artista è quello-nel momento in cui ci si serve di una simbologia ben definita per fare della critica di costume o sociale-, di essere il più trasparente possibile, di “anteporre un concetto” (tanto per citare Woody Allen in Broadway Danny Rose) nel modo più comprensibile. Invece accade tutto il contrario: siamo subissati da un crescendo di svastiche associate senza nessuna logica-neanche quella della spiccia speculazione-, ai prodotti o i contesti più atipici e insulsi. C'è persino una schiera di artisti che ama mischiare il Terzo Reich al cattolicesimo. Veri intellettuali quelli, si dice che facciano della genuina arte nonegazionistamacattonegazionista. Quello che proprio non digeriamo è la mancanza di senso in un'opera d'arte, o peggio ancora le infami scorciatoie. Perché l'arte è il retaggio dell'umanità, è la sana febbre della cultura. Se su tematiche delicate l'artista-per deficienza o per logica di mercato-, si comporta da tronista, produce danni perpetui. Il dramma è che tutto questo funziona però, la gente non manca di applaudire, svenire, prendere posizione o compiere l'urlo di Munch di fronte un'opera contenente la svastica, senza interrogarsi su la valenza o meno dell'opera stessa, perché a nostro avviso davanti al vuoto cosmico incorniciato si risponde con l'indifferenza. Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi l'arte è mercato fatto da mercanti e basta (a partire dall'artista, fino all'ultimo idiota che fa branding).
Dunque noi siamo incazzati con tutti. Useremo la loro griffe preferita-la svastica. La useremo come trampolino per lanciarci verso l’illogica, brutale, insulsa “nazificata”. Lo faremo con malcelato pessimo gusto, convinti che l'ectoplasma di Sid Vicious verrà a farci visita il giorno del vernissage, sfoggiando la sua maglietta preferita. D'altronde non è stato forse Sid Vicious l'unico vero artista capace di far uso della svastica? L'unico ad esser stato capace di reinventare tale simbolo, conferendogli un significato del tutto nuovo senza alterarne la forma? Chi ama il punk dirà di si. Noi diciamo di si.

 
www.passoverlab.it
arte contemporanea, gallerie, mostre, eventi

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