Felipe Cardeña | POESIE DELLA FINE DEL MONDO

Felipe Cardeña | POESIE DELLA FINE DEL MONDO

Titolo

Felipe Cardeña | POESIE DELLA FINE DEL MONDO

Inaugura

Giovedì, 24 Maggio, 2012 - 18:30

A cura di

Philippe Daverio

Artisti partecipanti

Felipe Cardeña

Presso

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Comunicato Stampa

Con un titolo rubato a una celebre raccolta di poesie di Antonio Delfini – un “anticanzoniere di questi ultimi giorni della vita del mondo”, come la definì il suo autore – Felipe Cardeña affronta, a suo modo, il senso di straniamento legato al bombardamento di “notizie” rimbalzate sulla stampa sull’attesa Fine del mondo del 2012.

“Nel mondo” -scriveva Delfini nella prefazione del suo anticanzoniere- “sta accadendo qualcosa. Se non è la fine, resta tuttavia qualcosa (forse, tutto) che non si riconnette al passato. Il poeta vuol bene al passato: vede una bambina con una rosa in mano, la quale porterà la salvezza al mondo che sta per finire o recherà l’oblio al mondo che è già finito. Il poeta non crede più a niente perché non ne vale la pena, ma nello stesso tempo vorrebbe che tutto risorgesse e il male (certo male) non ci fosse mai stato." Per questo motivo, il poeta scrive, tra il 1958 e il 1959, il suo "anticanzoniere di questi ultimi giorni della vita del mondo": gli “ultimi giorni che stiamo vivendo, o che ci illudiamo di vivere”.
Oltre mezzo secolo dopo Delfini, Felipe riprende l’anticanzoniere del poeta emiliano per raccontare, metaforicamente, la nuovamente attesa, e ovunque sbandierata, Fine del mondo: non attraverso immagini drammatiche o pessimistiche, ma, al contrario, attraverso il suo peculiare e lussureggiante linguaggio, fatto di collage floreali, e l’accostamento di questo universo utopico e paradisiaco con temi e soggetti prelevati dall’iconografia sacra tratta dai più svariati ambiti religiosi (induisti, cattolici, buddisti ecc.); ad ogni quadro è poi accostato, a mo’ di titolo, un verso rubato a testi poetici della più varia origine, quasi che l’accostamento delle immagini, dei fiori e del fluire del verso poetico potesse essere in grado, come in una sorta di “mantra”, di allontanare con la sua forza la temuta Fine del mondo.

A dar forza e accrescere, anche plasticamente, questo assemblaggio di elementi armonicamente divergenti, è una serie di cornici – realizzate in legni pregiati e dipinte a mano – quasi ad “estendere” nello spazio l’universo floreale di Felipe, come in una naturale continuazione del meticoloso lavoro dell’artista (certosino e ossessivo come il rosario quotidiano di una monaca di clausura, come l’ha definito Vittorio Sgarbi) anche al di fuori della superficie della tela.

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