La distanza del centro

 

 

 

 

LA DISTANZA DEL CENTRO

 

 

 

Per quanto importante sia, la nostra singola centralità è solo una fra innumerevoli proiezioni soggettive che rientrano in un complesso sistema socio-culturale. In un momento storico come questo non ci si può permettere di focalizzare la nostra attenzione sull’area circoscritta da un unico compasso, ma bisogna avere la capacità di comprendere e confrontarsi con le altre sfere con cui inevitabilmente entriamo in contatto.
Il nostro perno interiore descrive un microcosmo, un’identità imprescindibile, ma limitato se non arricchito e nutrito attraverso una comprensione più ampia.

 

 

Wang Luyan “W Compasses – D99P09” 2010 (Installazione presso Iberia Center for Contemporary Art)

 

 

 

La troppa dis-attenzione internazionale ha creato in tempi record una serie di falsi miti e stupidi pregiudizi sul fenomeno “arte contemporanea cinese”. Ma, come disse il premier Zhou Enlai “La Cina non è un pianeta misterioso”, i misteri scompaiano facilmente e in un unico modo: cercando di capire.

Il colosso - Cina ha obbligato tutti noi ad aggiornare le categorie di pensiero in ambito politico, economico, sociale e artistico. In breve, si tratta di una Nazione di quasi due miliardi di persone, che in un secolo di storia è stata caratterizzata da ben tre rivoluzioni e che si sta nuovamente mettendo in discussione accantonando via via il modello di valori promosso dal maoismo. Di fronte a ciò non si può restare insensibili e richiudersi nel proprio contesto intellettuale. Oltretutto, dovremmo ormai essere consapevoli che il nostro futuro passerà attraverso la crescita di questo straordinario paese ricco di contraddizioni e infinite potenzialità.

 

 

 

 

Quando si parla di Cina, come per altre realtà asiatiche, ci si misura con un universo totalmente diverso dal nostro. La sfida è di non lasciarsi condizionare da stereotipi che ingabbiano un fenomeno così profondo e complesso dentro concetti che sono nel dna dell’Occidente, ma non dell’Oriente. Mi riferisco a tutto quel background di principi fondanti che ci hanno accompagnato durante la nostra maturazione intellettuale, (e che forse stiamo perdendo?!) quali la libertà, la giustizia, la democrazia, Dio e l’essere-individuo, retaggi di storia classica, cattolica, umanista, illuminista. che l’Asia non ha mai conosciuto e per lo più ignora tutt’ora.
Grattacieli, negozi di lusso e ristoranti alla moda sono una veste bellissima, utile e necessaria a trasmettere messaggi rassicuranti, a colpire l’ospite straniero, che rimane tramortirlo da tanto fascino e opulenza, ma sotto il “vestito” si conserva un sentimento esclusivo e indistruttibile. I cinesi hanno un fortissimo senso patriottico, una passione che è l’immensa ricchezza spirituale del Paese nonché la sua forza.

 

 

Gao Brothers - Outer Space Project No.7 fotografia 2008

 

 

La Cina si sta modernizzando, non occidentalizzando.
I cinesi amano la loro storia, la loro patria, la loro cultura. Studiano l’Occidente, lo apprezzano, lo imitano ma non si consegneranno mai a un’altra civiltà. Hanno uno spirito pragmatico “che consente di assimilare nuove idee senza distruggere quelle vecchie”, come scrive Fabio Cavalera in “La repubblica popolare cinese”.
La forte gerarchizzazione della società, non ancora tramontata, è supportata da un sistema di valori raffinato, conservatore e autoritario che da millenni fluisce oltre i regni e i regimi, ponendo le sue basi sul concetto di armonia, la sublimazione fra bene e male, fra legale e illegale, fra giusto e ingiusto, ovvero il rispetto indiscutibile nei confronti dell’anziano, del superiore, del saggio e dello stato.

È questo il contesto in cui si sviluppa l’arte contemporanea in Cina. Una realtà nuova che necessita ancora di molto tempo per assestarsi e svilupparsi propriamente. Ma, che al contempo è estremamente dinamica, viva, recettiva agli stimoli esterni, ma non certo occidentalizzata.
Gli artisti cinesi attualmente sperimentano, filtrano con curiosità i linguaggi proposti dall’Occidente attraverso il proprio vissuto: una commistione culturale, non certo nuova nella storia dell’arte, che in ogni era, di volta in volta, ha sempre saputo avvalersi della nuova tecnologia a lei contemporanea e confrontarsi con nuove influenze socio culturali sia a livello locale che internazionale.

 

 

Gabriele Di Matteo “China made in Italy”

 

 

 

 

 

 

[ Asia Callin' - Rubrica di Cecilia Freschini – La voce da Oriente - n.00:  "La distanza dal centro"

pubblicato su lobodilattice Lunedì 8 Marzo 2010 ]

 

 

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