Davide Foschi tra lo zampillio fugace di luce e tenebra: “La Pietà”.

Davide Foschi tra lo zampillio fugace di luce e tenebra: “La Pietà”.

Titolo

Davide Foschi tra lo zampillio fugace di luce e tenebra: “La Pietà”.

Inaugura

Sabato, 12 Maggio, 2012 - 18:00

Artisti partecipanti

Davide Foschi

Presso

Galleria wikiarte

Comunicato Stampa

 

Davide Foschi tra lo zampillio fugace di luce e tenebra: “La Pietà”.

 

In un variopinto gioco di colori si accende d’intensa emozione per dodici giorni la Galleria Wikiarte di Bologna, con le “Icone dinamiche” di Davide Foschi durante l’esibizione della misteriosa opera “ La Pietà”. Un figurativo che si traduce in luce, sfumature e gradazioni di pittura; esso s’intravede nel riverbero di pennellate all’informale, in un mondo astratto dove regna incondizionato il palpito della vita, soprattutto nel suo perdersi infinitamente fino al fondo dell’universo sacrale. Senza l’oscurità non esisterebbe nemmeno la luce. È per questo che prende vita anche la serie intitolata “Ex tenebris lux”, realizzata dall’insieme di più lavori dove le tenebre fanno da sfondo e accompagnano l’articolarsi di misteriose apparizioni. Durante questo percorso suggestivo scandito da questi due distinti generi di opere, si mostra ai visitatori  un dipinto alquanto speciale: “Madonna con bambino”. Questo ultimo lavoro rappresenta l’energia vitale della Madonna e del Bambino che nasce e sboccia in quell’abbraccio materno. Lo sfondo oro realizzato in acrilico accompagna le figure a olio per un inusuale ritorno al tema del divino. Nello sbrilluccichio di forme complesse, nel profondo d’esse, compare la semplicità di un’immagine colta nel vivo dell’essere. «Madonna con bambino è stata la prima icona dinamica, quindi la prima della serie d’opere che si sono inoltrate nuovamente nello studio delle icone russe bizantine al fine di renderle contemporanee. In pratica, se volgiamo lo sguardo a un’antica icona, ciò che vediamo dovrebbe essere sacro ma in realtà essa possiede questa qualità solo per l’uomo di allora, di quel tempo intendo, per l’uomo dell’anno mille, ad esempio… L’uomo moderno non ha più quel senso del sacro vedendo la stessa immagine. L’evoluzione ha ceduto il passo ad altre icone. E allora ho pensato a un modo per rappresentare il sacro al mondo d’oggi. – racconta Davide Foschi – Questa è una dimensione che fra l’altro l’uomo moderno ha perso completamente. Nel contemporaneo la religione non dà più all’uomo il senso del sacro, la filosofia non regala più stupore … si è fermato tutto ciò che c’è al di là della materia. Io ho provato a riscoprire il senso del sacro e farlo diventare moderno, tenendo il fondo oro alle mie opere, poiché nell’oro scorgo l’idea d’infinito, e andando a dare movimento a quello che prima era statico. Ecco perché ho chiamato le mie opere “Icone dinamiche”». L’artista riflettendo sull’uomo antico e su quello contemporaneo nota che nell’uomo d’oggi le immagini statiche non danno più emozione, invece crede che un soggetto in movimento smuova e sollevi l’anima dell’osservatore. Nelle crepe tra colori pastosi immersi in fondali chiari o in sottofondi oscuri, si muove lo spirito di Foschi, altalenante tra poesia e arte, come se l’una spingesse l’altra nel lampante passaggio dalla luce alle tenebre. «Che ne sai del mondo tu, ultima stella// ai limiti del nulla? Il tuo pulsare è// niente rispetto al più piccolo dei miei pensieri, è polvere la tua luce// di fronte all’ultimo dei miei lamenti», scrive l’artista in un suo testo poetico. 

Al termine di questa visione dalla tenerezza esplosiva, il visitatore incontrerà un labirinto da percorrere in attesa della comparsa de “La Pietà”.

Un’opera che ha del misterioso se si pensa che è stata esposta una sola volta a maggio dello scorso anno in un’associazione culturale nel centro di Milano e che non può assolutamente essere né fotografata né filmata. Nata dopo una lunga meditazione da parte dell’artista, essa è indefinibile per certi versi ma si offre in tutta la sua pienezza. Man mano che si osserva, è possibile scorgere simboli e immagini che di volta in volta mutano a seconda della capacità di concentrazione dello spettatore. L’energia emanata da “La Pietà” sembra avere il potere di influenzare in modo alchemico chi la osserva, in una tempesta di emozioni insonore.

«Se fosse tutta luce non avremmo la libertà. I colori si formano dall’incontro tra luce e tenebra. Se non avessimo questo dualismo, non esisterebbe il colore in altri termini se non ci fosse la possibilità di un incontro tra il bene e il male non potremmo essere uomini pienamente. - sostiene Foschi - Ogni colore rappresenta un sentimento. Nell’incontro tra luce e tenebra sviluppiamo la possibilità di essere liberi».

Davide Nuziante brillante musicista e figlio del noto pittore Nuziante, ha creato una melodia per l’evento che pur mantenendo uno stile rock conserva anche un quàlche di sacro.

                                                                                                                               Di Valentina Cavera

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