Con i tuoi occhi

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Domenica scorsa: un tappeto di scarpe rosse disposte per paia in file ordinate ricopre una lunga striscia orizzontale del sagrato di fronte alle Colonne di San Lorenzo. Si tratta di un punto di passaggio, in cui però quel giorno la gente difficilmente continua a camminare, formando capannelli improvvisati nei pressi dell’opera. Ben presto qualcuno ne capisce la dinamica, e si accinge a colorare le proprie scarpe di rosso, subito inserite dentro l’installazione. I flyer posizionati sulle panchine e distribuiti dalla curatrice e dal suo team chiariscono la circostanza: in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, tre artiste e un progetto curatoriale a cielo aperto e in un noto spazio pubblico di Milano propongono una riflessione estemporanea sul tema, che si colloca – come scrive Francesca Guerisoli – tra etica ed estetica. Condizione che in effetti dovrebbe essere imprescindibile per l’arte. 
È Elina Chauvet (Casas Grandes, 1959) ad accogliere il pubblico, per buona parte capitato lì per caso, di Con i tuoi occhi: titolo evocativo dell’immedesimarsi enfatico di tre artiste nelle donne che subiscono violenze. Il colore rosso e l’usura dei pezzi esposti di Zapatos Rojos (2009) rimandano nell’immediato a un’opera pregnante dal punto di vista della significazione, allo stesso tempo esteticamente accattivante - di qui l’attenzione tempestiva della gente. Ogni singolo paio di scarpe vuole essere la metaforica rappresentazione di ogni altrettanto singola donna vittima di soprusi, nello specifico di chi perde la vita cercando di attraversare il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Paio per paio gli oggetti assumono un valore altamente simbolico, permettendo alla Chauvet di trattare un tema a lei molto vicino, leggibile anche in chiave universale. Il connubio opera d’arte e contesto di presentazione risulta particolarmente centrato, in quanto la conformazione interattiva e mai finita di Zapatos Rojos, a cui tutti possono contribuire dipingendo di rosso delle scarpe, coinvolge la gente che passeggia senza meta nei pressi delle Colonne.
La seconda artista, Chiara Mu (Roma, 1974), implica direttamente se stessa nella performance Stigma (2012). Strutturata su due momenti alternati - uno di stasi, l’altro d’azione - l’opera vuole mappare esclusivamente le reazioni dei passanti di sesso maschile. L’artista li sottopone a dei brevi racconti che trattano di storie di violenza sulle donne, suscitando reazioni ampiamente sfaccettate. Concluso l’intervento faccia a faccia la Mu vaga per la piazza senza un evidente perché, per poi distendersi in posizione supina su una panchina o sulle scale che circondano la basilica, fino a ricominciare il suo giro alla ricerca di un nuovo uditore, e così via.
Ultima artista, Marta Lodola (Borgo Valsesia, 1985). Questa appare e scompare, mettendo in scena la sua perfomance a cadenze regolari. L’artista comincia ad attivarsi ammucchiando a terra varie collane dalla fattura eccentrica, che successivamente indossa l’una dopo l’altra. Vestita di nero, i piedi scalzi, cammina mostrandosi al pubblico prima con una, due, tre, fino a nove collane, diventate ben presto reali catene. Fardelli di cui la Lodola porta concretamente il peso, che sbattono tra di loro echeggiando nel silenzio della piazza. Senza Titolo (2012) è una breve processione silenziosa, in cui l’artista si fa simbolo personificatore della donna sopraffatta, soprattutto all’interno della sfera sociale. Anche in questa azione, come spesso nelle sue performance, il suo sguardo è puntato sul pubblico, con la ferma intenzione di comunicare al meglio e in tutta onestà il proprio messaggio.
 
 
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Con i tuoi occhi
a cura di Francesca Guerisoli
domenica 18 novembre 2012
Colonne di San Lorenzo, Milano
 

 

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