Le città della pittura

Aldo Damioli, Venezia-New York, tecnica mista su tela, 2009

SHOWTIME#1

Le città della pittura

di Ivan Quaroni

La città è un topos della pittura, un po’ come la natura morta, il paesaggio e il ritratto. È un luogo di convergenza d’interessi, un potente attrattore antropico che fa da sfondo all’evoluzione storica e sociale e, insieme, un tessuto di geometrie, una sorta di grande pattern solido, monumentale.

Alla città guardano con attenzione due pittori  radicalmente diversi, eppure stranamente compatibili, riuniti al Serrone della Villa Reale di Monza per un’esibizione che evidenzia a colpo d’occhio le molte discrepanze e le poche, ma significative sintonie. Quello tra i due pittori è, infatti, un confronto curioso, basato non tanto sulla differenza generazionale (Damioli è del 1952, mentre Petrus è del 1960), quanto sulle rispettive specificità stilistiche e, direi quasi, emotive. Aldo Damioli intende la città come un luogo ibrido, metamorfico per vocazione, dove dominano spazi aperti, nei quali avvertiamo quasi la sensazione tattile del vento e della brezza marina. Soprattutto nei dipinti della serie Venezia-New York, l’artista elabora l’immaginifica  visione di una città ideale, insieme antica e moderna, in cui il rigore architettonico convive con una natura garbata, quasi disciplinata. Venezia e New York sono due opposti che, una volta fusi, si trasformano in un ossimoro o, meglio, in una sinestesia.  E l’impressione che si ricava dai lavori di Damioli, anche quelli che non ricorrono all’ibridazione topografica, è di una ricercata grazia, di una levità che affonda le radici nel salvifico chiarore della ragione. 

 

Marco Petrus ha uno sguardo completamente diverso. Non è interessato alla città in sé, al brulicante teatro delle vicende umane, ma al linguaggio che silenziosamente traspira dai suoi edifici, soprattutto quelli eretti durante il modernismo italiano e che, in seguito, si è allargato a quelli che prepotentemente segnano il tessuto urbano delle grandi metropoli contemporanee, come Mosca o Shangai. La città di Petrus è un luogo d’elezione, i cui segni sono minuziosamente estrapolati dal caos urbano. Gli edifici sono scelti con un criterio quasi filologico, ma dietro la predilezione per il razionalismo, da Muzio a Terragni, si avverte un fremito emotivo, un palpito nostalgico, analogo a quello che avvertiamo in certe tele di De Chirico o in certi campi lunghi del Cinema di Antonioni. La vita pulsa segretamente nei dipinti di Petrus, dietro la griglia di linee e curve.

Così, se le città di Damioli incarnano un nuovo senso di vivida placidità, le architetture di Petrus adombrano un sentimento di malinconia e di perdita. Entrambe le visioni, però, sottostanno al dominio della geometria.

 

 

Monza, Serrone della Villa Reale
Fino al 9 aprile 2012
Per informazioni e immagini:
Ufficio Mostre Comune di Monza
tel. 039.366381, mostre@comune.monza.it
e Marzia Fontana, tel. 039.360055
monza@marcorossiartecontemporanea.com

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