chalk garden

arte contemporanea, gallerie, mostre, eventi

L’Italia è un paese fortemente antropizzato, il paesaggio reca tracce del nostro passaggio fin dall’antichità. In un certo senso abbiamo sempre cercato di porre un ordine umano a quello che percepiamo come “disordine naturale”. Dal hortus conclusus al cosiddetto Giardino all’Italiana, la vegetazione è diventata una sorta di scenografia, con assi prospettici e studi architettonici. La progettazione del giardino privato, luogo intimo e raccolto ha lasciato spazio sempre più alla creazione di parchi in cui i confini pubblico/privato, intimo/collettivo vanno perdendosi.

 

Chalk gardens e Giardini all’italiana fanno parte di una ricerca sulla storia culturale dei parchi, luoghi pubblici naturali e al tempo stesso artificiali, costruiti dall’uomo dapprima come hortus conclusus, spazio privatissimo di meditazione e contemplazione, poi sempre più come luogo di rappresentanza e di ricevimento. Il nostro modo di modificare il paesaggio è diventato famoso nel mondo, copiato ed elaborato fin forse all’estremo a Versailles, tra Sei e Settecento. Oggi questi patrimoni sono quasi sempre luoghi pubblici, di proprietà statale, troppo costosi per essere mantenuti come all’epoca in cui furono progettati. Dovrebbero essere luoghi d’incontro e di scambio ma diventano sempre più residui di architettura vegetale, in cui la mano dell’uomo lascia il passo a quella natura selvatica che tende a riappropriarsi della terra.

Ho deciso di stampare queste foto su ardesia, ricavata tagliando vecchie lavagne. Il supporto diventa parte integrante dell’opera nel momento in cui dà la possibilità di modificarla, intervenendo con gessetti colorati e ridefinendo il disegno, scaldando il freddo ritmo geometrico in bianco e nero dell’immagine.

E’ una sorta di seconda opportunità che voglio dare a chi osserva di uscire dalle convenzioni sociali legate ai luoghi e all’opera d’arte. La lavagna poi è un potente mezzo di veicolazione delle idee, dall’utilizzo didattico che se ne fa a scuola a quello che ne faceva Beuys per le sue “lezioni”.

Le regole vanno costantemente riscritte e ridiscusse, come sulla lavagna in cui, con un colpo di spugna si riapre la questione.

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