Cammino verso la speranza - Piyadeh ravi be sooye omid - opere di Leila Rahimian, a cura di Fabrizio Gilardi

Leila Rahimian  -  Cammino verso la speranza - Piyadeh ravi be sooye omid

 

                                         

LIBRERIA NUOVA SCALDAPENSIERI

Via Don Giovanni Bosco di fronte al num. 39    ( 20139 )

 

Nelle opere di Leila Rahimian si vede la quintessenza del concetto di “altro”, il diverso con la sua implicazione di inquietudine che spesso ci deriva dal sentirlo così simile al “nostro”, a ciò che siamo, al patrimonio che ci identifica.

Orari : lunedì 15.30 – 19.30 ; martedì 10 – 19.30 ; mercoledì 10 – 21.30 ; dal giovedì al sabato 10 – 19.30 ; per evitare concomitanze con altre attività telefonare prima per appuntamento.

Biglietti : ingresso libero

Vernissage : 13 maggio 2011 dalle 18.30 alle 20.30

Durata mostra : dal 13 maggio al 4 giugno 2011

Curatore : Fabrizio Gilardi

Autore : Leila Rahimian

Note : organizzazione e ufficio stampa a cura di Action Art

Genere : arte contemporanea, personale

Email : fabgilgoin@tiscali.it

Web : : http://fabriziogilardi.carbonmade.com

 

Cammino verso la speranza   -    Piyadeh ravi be sooye omid

 Nelle opere di Leila Rahimian si vede la quintessenza del concetto di “altro”, il diverso con la sua implicazione di inquietudine che spesso ci deriva dal sentirlo così simile al “nostro”, a ciò che siamo, al patrimonio che ci identifica.

La mostra è divisa in due sezioni, nella prima delle quali, posizionata nella sala dedicata agli eventi della libreria Scaldapensieri, viene presentata una serie di opere, in cui l’artista parte da uno scatto fotografico con il quale lei stessa si è autoritratta, che ci mostrano momenti di sofferenza tramite i quali viene comunicato un ampio ventaglio di sensazioni profonde, cosa che è rafforzata da interventi con il sangue stesso dell’artista che viene usato su alcuni punti della superficie. Le opere vengono completate con la scrittura a pennello usando colori di varia natura, di poesie opera di Forugh Farrokhzàd, poetessa iraniana che negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso espresse fortemente il disagio della situazione femminile in quel contesto, e concluse poi tragicamente la propria esistenza in un incidente stradale all’età di 32 anni.

La seconda parte della mostra, allocata nella libreria propriamente detta, con qualche pretesa antologica raccoglie opere eseguite dall’artista con tecniche diverse nell’arco di svariati anni. I temi cari alla Rahimian sono dominanti anche in questa sezione ed è interessante vedere i suo modi di affrontarli con differenti strumenti; la sua pittura ha certamente radici nell’arte iraniana, ma altrettanto sicuramente sono presenti elementi di discendenza da avanguardie novecentesche dell’arte occidentale quali gli espressionisti e i fauves, e, come accade per solito con gli artisti attuali, la sua forza sta nello sviluppare in modo motivato, un melanges tra quei diversi fattori; il quid in più che la Rahimian riesce ad aggiungere è costituito da due elementi ancor più contemporanei. Il primo di questi è dato dalla presenza di una materia naturale e persino corporale come il sangue, che qui non viene decontestualizzato ma, traendo spunto dal linguaggio cinematografico, potremmo dire che fa la parte di se stesso e aizza in modo persin violento la sensibilità dell’ell’osservatore, mentre il secondo elemento è costituito da un uso della poesia in cui coesistono sentimenti universali e linguaggi particolari, quali l’alfabeto iraniano che soggettivamente, può assumere un valore di distacco del significante sul tipo di quello portato avanti dal movimento della poesia visuale, sviluppatosi a partire dagli anni ’60.

Una citazione particolare merita il quadro “Ultima cena – Shame akhar”, grandemente esemplificativo sia dello stile di Leila Rahimian che del suo linguaggio artistico. Nella reintrepretazione del capolavoro leonardesco, ben affiorano le inclinazioni pittoriche della Rahimian che va poi avanti nella sua “Ultima cena” inserendo in questo caso versi del grande poeta e ricercatore spirituale mistico, Mawlànà Jalàl ad-Dìn Rùmì, vissuto nel XIII secolo e originario del Khorasan regione attualmente compresa tra Iran, Afghanistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan.

( testo a cura di Fabrizio Gilardi di Action Art )

 

 Leila Rahimian è nata a Tehran in Iran nel 1971, ha studiato alla facoltà di belle arti di Tehran e poi all’accademia di belle arti a Roma. Da alcuni anni vive in provincia di Como. Ha al suo attivo parecchie mostre personali e collettive tra le quali ricordiamo a Tehran, presso le gallerie Barg e Sarv, a Milano alla galleria Zamenhof, a Como presso il Teatro Sociale.

 

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