Rigoni Stern e gli alberi che sono saggezza

Chi conosce la scienza, diceva Anton Cechov, sente che un pezzo di musica e un albero hanno qualcosa in comune. Non credo di conoscere la scienza, così come in effetti non sono un grande esperto né di musica né di alberi. Però anch'io ho questa convinzione, o forse sarebbe meglio dire questo sentimento: che abbiano davvero qualcosa in comune, qualcosa che ha a che vedere con la forza della vita e con la sua segreta armonia.

Questa citazione la usa nell'introduzione di Arboreto Salvatico (Einaudi) uno scrittore che andrebbe letto da capo a fondo e non solo per Il sergente della neve. Mario Rigoni Stern - chi ancora non lo coosce provi con queste pagine - è anche l'uomo legato alla sua terra, ai lavori e alle stagioni, alla bellezza della natura che a volte le parole riescono a esprimere. La sua apparente semplicità è come il secchio che tira su acqua da un pozzo profondo. Le sue storie di vita e morte offrono una sorprendente saggezza, di cui abbiamo bisogno come l'aria.

Come in questo libriccino di poche pagine e forti emozioni, dove proprio bellezza, semplicità e saggezza  si intrecciano.  Pensare che è soltanto un arboreto su carta, la descrizione dei caratteri di venti alberi a cui Rigoni Stern è particolarmente legato. Quasi tutti sono alberi che ha intorno a casa, sul suo altipiano di Asiago. Molti li ha piantati lui stesso, magari insieme al figlio.

E vorrei soffermarmi proprio su questo, su quanto esprime un gesto come questo, piantare un albero: sembra un fatto banale, eppure quale concentrato di bellezza, semplicità e saggezza - appunto - sa custodire. Arboreto salvatico non è da meno de L'uomo che paintava gli alberi nel rivelarcelo.

Li metti a terra, gli alberi, che sono solo fragili piantine, più basse di te, di incerta sopravvivenza. Poi crescono di anno in anno, allungano le radic ie  le fronde, cominciano a fare ombra e a porgere i loro frutti. Tu intanto invecchi, diventi meno agile e più facile a stancarti. Ogni giorno sei più vicino alla morte ma intanto i tuoi sguardi, ogn mattino, accarezzano gli alberi: rimarranno anche dopo di te, sono il tuo regalo ai figli, ai nipoti, alla vita.

Voler bene agli alberi, ci dice Rigoni Stern, è voler bene a ciò che è più grande, che dura di più. Fino a riscoprire un qualcosa che ha che vedere con il sacro - e che davvero è inesprimibile.

Con il popolo degli alberi i nostri antenati avevano un rapporto più diretto ma anche più conoscitivo e rispettoso in forza di religione e per sensibilità. Quando gli uomini vivevano dentro la natura, gli alberi erano un tramite di comunicazione della terra con il cielo e del cielo con la terra.

 Queste pagine aiutano a ristabile questa comunicazione. E attenzione anche al titolo: salvatico, non è sono aggettivo che in altri secoli si adoperava per selvatico. Con la a al posto della e tutto cambia. Il salvatico diventa salvifico. Si fa saggezza l'albero, per condurci alla salvezza.

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