Il campanile affiora dall'acqua, insieme alla storia della sua gente

Ma oltre a questo non sapevamo che dirci. Forse perché dopo la guerra, insieme ai morti, bisogna seppellire tutto quello che si è visto e che si è fatto, scappare a gambe levate prima di diventare noi stessi macerie. Prima che gli spettri diventino l'ultima battaglia.


Molte cose ci sono dentro questo libro, che è un libro su ciò che non c'è più. O meglio, su ciò che c'era prima in un luogo dove l'acqua si è preso tutto per lasciare un'attrazione turistica del Sudtirolo, un'immagine da cartolina che è l'immagine richiamata anche in copertina. 

Resto qui di Marco Balzano (Einaudi) racconta di come quel campanile che affiora dal lago ha perso la comunità viva intorno, ma anche dell'amore per la propria terra e della voglia testarda di difenderla, di un confine su cui la storia si accanisce, di una lingua madre che non è la lingua del paese cui si appartiene, di una ragazza che vorrebbe fare la maestra ma insegnando nella propria lingua, di una diga destinata ad allagare case e strade, dei soprusi di un regime e degli interessi che nemmeno la democrazia ha saputo fermare. E molto, molto altro ancora.

E' davvero un bel libro, Resto qui, un libro che regala uno sguardo diverso. Difende le ragioni di chi resta e resiste, restituisce parola al silenzio. Malgrado tutto regala una speranza: le storie non devono finire per sempre sott'acqua, dipende da noi se potranno riemergere, insieme a ciò che resta del paese di Curon.