In Corea, straniera nel mondo più straniero

Qui finisce questa descrizione della mia noia spaesata. Scusate. Vorrei continuare a esistere per voi, e allora ho bisogno di tatuare su uno schermo il nulla, di strofinarci la polvere del quotidiano, mentre spero che mi restituiate parole, e che lo facciate subito, senza aspettare l'alba.

Mettete che la vita vi porti lontano dalla vostra casa, dal vostro paese, dai vostri affetti e persino dalla vostra lingua. Mettete che finiate in un posto davvero lontano, e non solo per i chilometri e per il fuso orario. Mettete che vi sentiate come marziani precipitati per chissà quale combinazione su un altro pianeta, per cui potrete anche provare una singolare attrazione, ma che si nega come il più impenetrabile degli enigmi.

Beh, è quanto succede a Maria Anna Mariani,  a cui la lotteria della vita assegna un incarico universitario - ovviamente precario - in Corea. Ed è la Corea il pianeta in cui precipita. Un paese affascinante ma soprattutto un paese che più distante non si può: dove la lingua esprime una visione del mondo agli antipodi - la lingua italiana è una lingua del tempo. La lingua coreana è una lingua dello spazio - dove chiedere e soprattutto ottenere un'informazione è ardua impresa nonostante la diffusa gentilezza, dove anche utilizzare la lavanderia condominiale presuppone la conoscenza di regole che non sono le nostre.

E allora cosa fai, per riscattare la tua nuova vita, per ridarle un senso e una condizione che non sia solo quello della monade, della persona fuori posto? Accendi il computer, ti metti a scrivere e inviare mail, racconti, provi a raccontare quel paese che ti sfugge da ogni dove.

E meno male, perchè un giorno così potrà venire fuori un libro come questo, Dalla Coreda del Sud, pubblicato da Exòrma, casa editrice che, l'ho già detto, raramente sbaglia un colpo. Anche questa volta potete andare sul sicuro.

Gran libro, questo, che sfoglia i segreti e le sorprese di un paese che è radicalmente altro: gli inchini e i treni che funzionano come in un film d fantascienza, le donne sciamane e la chirurgia plastica da primato, i monsoni e le tecnologie più ardite. Più il pazzo con i missili dall'altra parte del confine, poco sopra Seul, è chiaro.

Gran libro, e non solo perchè ci racconta la Corea. Gran libro perché va a fondo della condizione dello straniero, capitato nel mondo che gli è più lontano. In qualche modo vicino solo ad altri stranieri - altri insegnanti dell'università arrivati da tutto il mondo - con cui è difficile capire cosa si spartisce davvero, se non una forzata intimità, una fame di affetti, un bisogno di riconoscersi a cui certo non sono sufficienti nè le chiacchiere in un inglese condiviso nè qualche cena in compagnia. E tanto meno i pezzetti di parmigiano custoditi nel frigo.

Alla fine Maria Anna saluterà Seoul, esercitando l'arte del distaccando ma non senza nostalgia. Finirà a fare la straniera negli Stati Uniti, all'altra estremità del mondo, straniera in un mondo presumibilmente meno straniero. Portandosi comunque dietro, immagino, le domande su quale sia davvero il nostro posto nel mondo.

Continui a domandarselo, se poi da questa domanda distillano pagine come queste.

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