arte povera 2011

Torna l'arte povera. Ma prima c'era Caravaggio

Nel tempo degli sdoganamenti a gogò, quello dell’Arte Povera non è una folgorazione sulla via di Damasco, ché il movimento ha sempre goduto non solo dell’interesse, ma anche dell’investitura dei critici. Un padrino come Germano Celant, già dal 1967, raccoglieva tempestivamente tanto gli umori quanto la lucidità espressiva di quel pugno di artisti per i quali, come scrive lo stesso storico in occasione di una delle prime mostre del gruppo – Im Spazio: “Tema principale e contenuto dell’arte oggi non è più la costruzione dello spazio bensì l’attività dell’uomo, dell’artista”. Quanto all’attività degli uomini-artisti, credo che questa inedita rete inter-museale, tessuta ancora da Celant, ossia “Arte Povera 2011”, sia un’occasione filologica da non perdere, per guardare con occhi nuovi cose vecchie: un po’ il mestiere del critico d’arte.

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