Anna Capolupo - Copertina n.345

Anna Capolungo

Periferia (TorinoNowhere 5), 2014

tecnica mista su carta applicata su tela

180 x 180 cm

 

 

Non ho nulla da dire. Solo da mostrare. Non sottrarrò nulla di prezioso e non mi approprierò di alcuna espressione ingegnosa. Stracci e rifiuti, invece, ma non per farne l'inventario, bensì per rendere loro giustizia nell'unico modo possibile: usandoli.” (Walter Benjamin, Das Passagen-Werk)

 

Un mondo enorme, silenzioso, in perenne movimento quello delle periferie italiane, ridotte spesso a cumuli di cemento, memorie di un passato industriale folle, guidato alla cieca da una politica vile e menefreghista. Luoghi nati senza amore, senza cura per chi doveva viverci, deserti urbani che racchiudono i segni del tempo devastato in cui viviamo. E allora che fare? Parlarne, amare quei posti perduti, recuperando quella bellezza che in fondo è sempre stata lì, e non se n'è mai andata.

La ricerca pittorica di Anna Capolupo (Lamezia Terme, 1983) è tutta in questa volontà: giocare con la memoria dei luoghi abbandonati della città, rintracciarne la forza espressiva e la carica poetica, rievocando fantasmi e ricordi di posti apparentemente senza identità. Fabbriche, cantieri, discariche e luoghi in disuso sono i soggetti preferiti dall'artista che, con la dedizione di una paesaggista d'altri tempo, ritrae i panorami deturpati della nostra contemporaneità.

Portata all'attenzione della critica italiana grazie alle serie TorinoNowhere (2014) – studi sulle aree suburbane della città di Torino -, l'indagine artistica di Anna Capoluogo è principalmente una ricerca sul segno, sul gesto, e sulla materia. Acrilici, tempere e carboncini si sovrappongono nei suoi dipinti, riportando alla luce le ombre e i colori vibranti degli spazi metropolitani. In questo modo la pulsione grezza e graffiante dell'artista si fonde ad una consapevolezza tecnica giovane ma già matura, capace di esaltare con abilità il movimento (e il mutamento) dei luoghi cittadini, il loro divenire, il loro dissolversi nello spazio, e forse anche nella memoria.

 

Alex Urso

 

 

 

Se fosse una canzone suonerebbe così:

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