Marina Falco. Il tempo dell'acqua

Inaugura

Sabato, 11 Maggio, 2019 - 18:00

Presso

Galleria Arianna Sartori
via Cappello 17, Mantova

A cura di

Arianna Sartori

Partecipa

Marina Falco

Fino a

Giovedì, 23 Maggio, 2019 - 19:30

Marina Falco. Il tempo dell'acqua

Comunicato

Dopo il successo riscontrato a Comabbio (Va) nella Sala Lucio Fontana, lo scorso aprile, l’artista Marina Falco ripresenterà la personale “Il tempo dell’acqua” realizzata a cura di Felice Bonalumi e Massimo Cassani, alla Galleria Arianna Sartori di Mantova in via Cappello 17, con inaugurazione sabato 11 maggio alle ore 18.00. Affianca la mostra un catalogo, realizzato su progetto grafico di Massimo Cassani, con testo di Felice Bonalumi, traduzione di Monica Colombo e con la collaborazione di Nicoletta Colombo Lazzari.

La mostra mantovana, curata da Arianna Sartori, si potrà visitare fino al 23 maggio, dal lunedì al sabato con orario di apertura 10.00/12.30 - 15.30/19.30.

Inoltre Marina Falco è stata invitata ad eporre a “SyART FESTIVAL SORRENTO” a Villa Fiorentino, dall’11 maggio al 9 giugno 2019.

 

Il tempo dell’acqua

…Talete, l’iniziatore di una tale filosofia,

asserisce che il principio è l’acqua…

Aristotele

 

Il tempo dell’acqua, titolo della mostra, si può considerare un ossimoro. Perché l’acqua, a livello simbolico, rappresenta la luna con il suo dualismo, faccia illuminata - faccia nascosta, e il contrasto latente chiama in causa sentimenti, emozioni e legami.

Come simbolo l’acqua è eterna, sta fuori dal tempo o, meglio, è prima del tempo e infatti per gli antichi è all’origine di tutti gli esseri viventi (Oceano padre degli dei). Cioè della vita, quindi del bene e del male e allora l’acqua è anche distruzione e morte, vale a dire il lato oscuro della personalità.

La parola da spiegare è allora tempo perché l’eternità, in quanto ex-ternum, fuori dalla triade temporale passato-presente-futuro, può essere scalfita solo dal lavoro di chi, ed è l’artista, non accetta la linearità logica.

Nel caso di Marina Falco la tematica ha anche un valore esistenziale con quello che sembra uno iato fra un prima, l’indagine sul corpo umano, e un dopo che è il presente con la centralità dell’acqua. Dal microcosmo al macrocosmo? Sì, credo sia una possibile chiave di lettura sottolineando la contemporanea presenza nei suoi lavori attuali di acqua e terra in quanto la prima, elemento indifferenziato, trova la sua dimensione e delimitazione solo nel rapporto con la seconda, isola o bosco o marcita della pianura padana poco importa.

Un approdo, dunque, per cui l’acqua è anche viaggio, metaforicamente viaggio della vita, è dinamismo, come ricerca dell’anima o, se si preferisce, dell’essere, ed è silenzio in quanto mistero e riflessione. Ed è questa la dimensione scelta dall’artista nelle sue opere, quadri e disegni.

Il rischio nell’affrontare il tema del paesaggio è il déjà vu o, peggio, la banalità e Marina Falco li evita reinterpretando la tradizione: in primo piano l’acqua resa con pennellate orizzontali e verticali, a volte ampie altre di superficie minore, con sfumature di bianco in cui possono riflettersi o meno parti del paesaggio circostante e nei disegni spesso con linee che sembrano essere graffi.

Insomma, non c’è descrizione realistica nel senso di rappresentazione del vero, ma neppure una dimensione sentimentale-romantica con l’idillio o la tragedia conseguenti.

Marina Falco fa, se possibile, qualcosa in più: si pone come spettatrice in quanto guarda nel luogo della sua azione pittorica. Entra per quanto lo sguardo permette e coglie un attimo, un momento che è quello dell’unione indicibile che si può anche chiamare ispirazione. Il tempo della pittura e del disegno sono più o meno lunghi, il tempo dello sguardo è l’immediatezza che spiega i modi diversi in cui le macchie di colore costruiscono il soggetto o la forza in alcuni casi e la delicatezza in altri delle linee nei disegni.

Non paesaggi dell’anima o altri stereotipi del genere: questi sono paesaggi dell’interiorità e la nostra interiorità parte dai sensi, ha bisogno della materia per crearsi le coordinate del mistero.

Qui scatta l’altro aspetto, decisivo nel lavoro dell’artista: la materia è luce, diretta nella serie di oli su tela e disegni del Lago, delle Isole e delle Marcite, riflessa nella serie intitolata appunto Riflessi o filtrata attraverso gli alberi del bosco in tanti lavori fino all’olio su tela Nemus (2015) in cui è il bosco a creare la chiazza di luce.

Sulla scia degli impressionisti? Ancora una volta sì, ma con due precisazioni. La prima è la rinuncia ad ogni descrizione realistica, come già detto, ma anche a ogni frammentazione della realtà che si costruisce per piani, per fasci e non per atomi di luce. Il mistero è dentro le cose e analizzare queste ultime significa sovrapporvi il piano razionale e non accettare l’irrappresentabile o, meglio, la parte di realtà che in un quadro/disegno possono essere rappresentati.

Le Isole, ad esempio, non sono mai il punto di arrivo dello sguardo, ma rimandano sempre a qualcosa che sta dietro, oltre e lo stesso vale per la bella serie di disegni dei boschi in cui Marina Falco fa prova di una varietà di tecniche (carboncino su carta, carbone e olio su carta oppure grafite  su carta) e di una perizia invidiabili.

La seconda precisazione è tecnicamente e concettualmente molto interessante: luce diretta, riflessa, filtrata sono solo apparentemente momenti diversi nel tempo e nello spazio. Lo sguardo attento dice che sono contemporaneamente presenti perché il mistero non è mai lineare: bastano due-tre tonalità, campiture differenti, tratti orizzontali e verticali che si incontrano e sovrappongono, un particolare che richiama e riassume l’intera scena. È la complessità della visione e della riflessione ed è un motivo che si ripete sia nei quadri sia nei disegni.

Ecco allora ritornare la parola tempo. Nel senso che tonalità, campiture, linee e particolari costruiscono il mistero che è un oltre ma si realizza in un qui che è sensoriale e sono le stagioni. Nelle singole opere di Marina Falco è possibile indicare la stagione in cui l’occhio dell’artista ha catturato quel paesaggio, perché è il tempo, attraverso il cambiamento delle cose, a darci il mistero del macrocosmo. A noi il compito di parteciparvi con la nostra interiorità, anch’essa misteriosa.

Felice Bonalumi

 

 

Marina Falco è nata a Napoli il 30 agosto 1967. Ha studiato all’Istituto Statale Francesco Grandi di Sorrento e poi Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove dal 1999 insegna Anatomia Artistica.

Numerose sono le mostre al suo attivo, in Italia e all’estero. Ha realizzato mostre personali in Germania (Frankfurt 2016 galerie Westend) in Svizzera (Lugano 1992 galleria la Chica) e in diverse città italiane, recentemente nel 2019 alla sala Fontana di  Comabbio (Va) a cura di Felice Bonalumi e Massimo Cassani, nel 2018 alla Fondazione Peano di Cuneo, a cura di Giovanni Cerri. Ricordiamo ancora le personali nel 2017 a Magenta, alla galleria Magenta, a Milano alla galleria Cappelletti nel 2011 con la presentazione critica  di Andrea del Guercio, all’Associazione Renzo Cortina nel 2007 presentata da Antonio D’amico, nel 2005 a Ferrara, alla Fondazione Cini, nel 2004 a Castellanza (Va) alla Fondazione Pagani, nel 2001 a S. Donato Milanese a Cascina Roma, nel 1999 a Milano, nella storica sede del Circolo Culturale B. Brecht, “Lo sguardo di Andromaca”, presentata da Giuseppe Conte e infine  nel 1995 a Milano, nella sede della Banca Agricola Milanese.

Ha esposto in mostre collettive in Germania, Belgio, Giappone, Croazia, Svizzera, Stati Uniti (in collaborazione con HeartItalia, Pacific Design Centre) e ancora in Spagna e Turchia.

Tra le esibizioni collettive italiane ricordiamo principalmente quelle realizzate in luoghi museali e in fondazioni come nel 2018 a Trecastelli (An) Museo Nori De’ Nobili “Il ritratto nelle arti visive contemporanee” in collaborazione con il Museo Alda Merini di Milano e il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio, a cura di Maria Jannelli e Simona Zava e invece a Milano alla Fabbrica del Vapore, l’omaggio a “Pasolini” a cura di Renato Galbusera e Maria Jannelli,oppure a Castel d’Ario (Mn) nella Casa Museo Sartori, “L’arte tra paesaggi e periferie” a cura di Arianna Sartori. Nel 2014 a Piacenza presso la Galleria Biffi “Link” a cura di Simona Bartolena, nel 2013 a Maccagno (Va) negli spazi del Civico Museo Parisi Valle, nel 2011 a Torino alla Sala Nervi Padiglione Italia a cura di Vittorio Sgarbi, presentata da Alessandra Coruzzi nell’ambito della 54° Biennale di Venezia e a Castiglione Olona, Palazzo Branda Castiglioni a cura di Rolando Bellini, nel 2006 a Francavilla al Mare (Ch) al Museo Michetti  per “Laboratorio Italia” a cura di Philippe Daverio, nel 2001 al Castello di S. Pietro in Cerro (Pc) per il “Mim museo in movimento”, nel 2000 a Gazoldo degli Ippoliti (Mn) al Museo d’Arte Contemporanea. Nel 1996 espone a Trento al Museo Caproni e infine ricordiamo nel 1995 a Trezzo d’Adda al Castello Visconteo “Venature” mentre nel 1994 a Rozzano (Mi) alla Cascina Grande, “Polittico”, a cura di Elena Di Raddo e ancora nello staesso anno, a Gazoldo degli Ippoliti (Mn) nel  Museo d’Arte Contemporanea, “Il corpo, l’anima” e infine a Milano al  Museo della Permanente, “Pittura su carta”.

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