Andrea Pazienza: Una rivoluzione interrotta. Di Giuseppe Veneziano (CuginoIT - n.06)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANDREA PAZIENZA: UNA RIVOLUZIONE INTERROTTA
di Giuseppe Veneziano

 

Qualche anno fa, Red Ronnie, nel suo programma televisivo “Roxy bar”, ha mostrato, per la prima volta, un’intervista ad Andrea Pazienza, realizzata nel 1984, in occasione di Lucca Comics. Nonostante l’artista pugliese fosse sconvolto per una notizia che aveva ricevuto poche ore prima, accettò di farsi intervistare per non venir meno ad una promessa fatta, la sera prima, al giornalista. Cosa era successo? Il suo “amico” Marcello Jori gli aveva rivelato di essersi fidanzato con la donna che Pazienza amava e dalla quale era stato lasciato. Pazienza si trovava a  Lucca per promuovere un suo libro: “Glamour Book”, sulla cui copertina era raffigurata l’ex ragazza. Sperava ancora di riconquistarla! Quello che emerge da questo documento è l’immagine sofferente di uno dei più geniali artisti che l’Italia abbia avuto negli ultimi 30 anni.
Il video svela la fragilità di Andrea Pazienza che racconta, con estrema sincerità, un frammento della sua vita, come già, altre volte, aveva fatto nei suoi fumetti.  E’ un mostrarsi al pubblico senza filtri, senza paura di essere giudicato. Nel libro dal titolo “Pompeo”, realizzato a seguito di quel brutto giorno a Lucca, Pazienza descrive la sofferenza dell’abbandono, l’impossibilità di reagire a un dolore, attraverso un viaggio vertiginoso nel mondo della droga. Nessuno prima di lui si era servito del fumetto per raccontare, così dettagliatamente, così brutalmente, le vicissitudini esistenziali di un uomo che si rifugia nella droga.

La sua carriera artistica, come fumettista, iniziò nel ’77, all’età di appena 21 anni.  Esordì sulle pagine di “Alter Alter” con le “Straordinarie avventure di Pentothal”. In quelle tavole, magistralmente disegnate, il sogno si mischia alla realtà: folletti e compagni di strada condividono uno scenario di rivolta studentesco sullo sfondo di una Bologna offuscata dai lacrimogeni. Ci sono molte soluzioni grafiche ardite,  il segno e la scrittura interagiscono solo per destabilizzare la struttura compositiva della pagina. Il senso della storia affiora a poco a poco,  attraverso una sequenza di immagini che rifiutano ogni schema classico del fumetto. In questa rivoluzione grafico-narrativa sicuramente ha avuto un ruolo fondamentale la conoscenza minuziosa, da parte dell’artista, di personaggi come il poeta Tristan Tzara (fondatore del movimento “Dada”), del fumetto di “Moebius” e del teatro di Carmelo Bene.
Dopo questo esordio, che lo portò agli onori della cronaca del fumetto italiano, Andrea Pazienza disseminò la sua energia creativa in tante iniziative culturali, partecipando, in prima persona, alla nascita di riviste alternative e trasversali quali “Cannibale”, “Frigidaire”, “Il male”, etc. Fu autore di manifesti: il più celebre lo realizzò per il film “La città delle donne” di Federico Fellini; di copertine di dischi per Roberto Vecchioni, PFM, Claudio Lolli, Enzo Avitabile; di scenografie teatrali e video d’animazione per le canzoni:“Vincenzo e Milano” di Alberto Fortis e “Michelle” dei Beatles. Una produzione poliedrica e variegata che non finiva mai di soddisfare la sua curiosità immaginativa.
Dalle pagine di “Frigidaire” nacquero le storie maledette di un personaggio che superò la popolarità del suo autore: Zanardi. Un antieroe che non crede a niente e vive soltanto per vincere la noia dell’esistenza, rendendosi protagonista di episodi violenti e disturbanti. Zanardi inquieta e affascina allo stesso tempo perché riflette quel lato oscuro presente in ognuno di noi.

Gli storici dell’arte, prima o poi, dovranno accorgersi dell’importanza dell’opera di Andrea Pazienza. Continuano ancora ad etichettarlo come un bravo “fumettista”, non riconoscendogli il giusto valore artistico. Eppure egli, dopo la sua morte, ha influenzato schiere di giovani pittori, scrittori, registi… che lo ritengono un vero maestro da seguire. Una fonte inesauribile di stimoli visivi e narrativi per comprendere meglio il nostro tempo.
Il suo segno è stato prestato al fumetto solo per la necessità che l’artista aveva di arrivare al grande pubblico e non ad un gruppo ristretto di persone come quello dell’arte contemporanea. A tal proposito Pazienza rilasciò questa dichiarazione: “Prima di fare fumetti dipingevo quadri di denuncia. Ma i miei quadri venivano comprati da farmacisti che se li mettevano in camera da letto. Il fatto che il quadro continuasse a pulsare in quell’ambiente mi sembrava, oltre che una contraddizione, anche un limite enorme”. Realizzare fumetti non fu un ripiego alla pittura, anzi, egli non abbandonò mai quella ricerca linguistica, quell’eclettismo stilistico che aveva sperimentato sulla tela.
Andrea Pazienza morì precocemente all’età di 32 anni, nel giugno del 1988, per un’overdose di eroina, lasciando una rivoluzione interrotta…
Negli anni in cui Andrea Pazienza realizzava le sue tavole a fumetti, l’Italia viveva un momento particolare della sua storia dell’arte. Finalmente, dopo anni di performance, di arte concettuale e di arte astratta, la pittura italiana riconquistava una sua centralità all’interno del dibattito internazionale, grazie al movimento fondato da Achille Bonito Oliva: la “Transavanguardia”. In uno stile antiaccademico e con un richiamo esplicito ai movimenti dell’avanguardia storica, cinque pittori italiani: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Enrico De Maria, sulla scia del “Post-moderno” in architettura,  riportano la figurazione dentro una dimensione di colore, di forme e di materia. Insomma, la pittura comincia di nuovo a far parlare di sé, districandosi in mezzo a tanti concetti filosofici esistenziali.

Siamo tra la fine degli anni ‘70 e primi anni ‘80 e, parallelamente alla Transavanguardia, l’editoria italiana e internazionale inizia a pubblicare fumetti di autori  italiani come Giudo Crepax, Hugo Pratt, Tanino Liberatore, Vittorio Giardino, Filippo Scozzari, Milo Manara e Andrea Pazienza. Il fatto che il fumetto italiano ricevesse tutta questa attenzione dall’estero non era mai successo.
Si potrebbe parlare di vera rinascita delle arti Made in Italy. Ma come tutte le grandi imprese artistiche italiane, non essendoci una politica colta capace di sostenerle, si è dissolta nel nulla, bruciando tutto quello che si era conquistato, in poco tempo. Sia la “Transavanguardia” che la “Scuola del fumetto italiano” non sono riusciti a mantenere una forza organica capace di tenere alta la bandiera italiana, perdendo quella forza propulsiva che li aveva imposti al mondo.
Un’altra occasione persa…
 
 

 

 

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