Adalberto Abbate, self-portrait build . destroy . rebuild

Adalberto Abbate, self-portrait build . destroy . rebuild

Titolo

Adalberto Abbate, self-portrait build . destroy . rebuild

Inaugura

Venerdì, 29 Giugno, 2012 - 19:00

Presso

GAM – Palermo

Comunicato Stampa

Siamo fermi, assenti. Senza prendere le distanze da questa civiltà fantasma, stiamo per fare un grosso respiro e ricostruire il prossimo errore. L’origine delle cose è ormai lontana e faticosamente inafferrabile. Nella paura di una sterile inversione abbiamo rinnegato le pitture delle nostre origini, create con coscienza e volontà, per lasciare spazio al silenzio e al vuoto; nell’ovattatura di questo rifugio abbiamo distrutto dentro di noi ogni principio di resistenza abbassando i nostri bisogni ad abitudini primordiali. Abbiamo deciso di abdicare e lasciarci guidare da fili invisibili come pupi di una leggenda ormai troppo lontana. Il bisogno di essere gestiti ha schiacciato le nostre coscienze e ci ha reso immobili. Chi ha ricostruito le nostre idee, i nostri desideri, il nostro dire e lo stare zitti, le nostre rivoluzioni, i nostri compromessi ed infine le nostre speranze lo ha fatto secondo un piano che non appartiene ad alcuno Lo svuotamento delle coscienze si trova ora a fare i conti con la fine delle illusioni che ciclicamente si appropriano del pensiero umano. L’onnipotenza rivela la vera esigenza dell’individuo nella creazione, devastazione e ricostruzione del sé e del suo teatro. Ed ecco che il riflesso falsato di quello che un tempo eravamo, ed eravamo stanchi di essere, torna ad esasperare la continua ricerca di distruzione e ricostruzione che faticosamente vorremmo arrestare. Il passato, il presente e il futuro si annullano e l’azione e l’immobilità si fondono nella stessa medaglia rivelando un Io estraneo al proprio giudizio. Noi stessi rinneghiamo le nostre convinzioni nell’illusione che una perfezione sia possibile; dal giudizio e dall’egoismo traiamo il nostro sistema degli oggetti condizionato e viziato. La trasfigurazione della coscienza ci illude di avanzare perpetuando in effetti soltanto la nostra marcia sul posto. Che si scelga di distruggere o ricostruire la sola certezza di un individuo sarà comunque l’individuo stesso come sommatoria risultante dal prima e dal poi, dal sopra e dal sotto, dal pieno e dal vuoto. Il contesto esterno modifica l’essenza di un’identità in totale estraneità dalla coscienza. L’Io che non è più Io, diventa Tu, Egli, Lei e Loro. Ha il sapore del Tutto e l’odore del Niente nell’avanzamento forzato di un processo educativo evolutivo che non smette di rigenerarsi da macerie in macerie.

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