The Abramović Method

 

Marina Abramović, il camice candido scalfito sul lato destro dalla lunga treccia di capelli neri, un tono di voce pacato che fende l’aria del PAC, si esibisce in un breve monologo costellato da più pause. Di fronte a lei la platea dei prossimi performer della giornata: una macchia di bianco corrispondente alla sovrabbondanza di camici. È stato chiesto loro di lasciare telefoni cellulari, iPod e quant’altro possa eventualmente essere veicolo di distrazione dall’isolamento di circa due ore cui si è accettato di prendere parte: la firma sull’apposita autorizzazione lo attesta. Un regolare contratto, con il quale il performer assicura di terminare l’azione. L’impressione, anche dopo che l’artista lascia la scena alle due assistenti, è quella di una sospensione totale e volontaria del proprio arbitrio e, di contro, un totalizzante e fiducioso mettersi nelle mani dell’Abramović. «Se mi darete il vostro tempo vi donerò un’esperienza», dichiara. Si tratta di un offrirsi binario: da una parte il pubblico si dona all’artista e dall’altra l’artista, determinando il Metodo, si dona alle persone. Uno scambio ricercato sin dalle sue prime perfomance, seppur attraverso maniere differenti e certamente più crude, quasi brutali: Imponderabilia (1977) costringe i visitatori che intendono entrare nella vecchia Galleria d’Arte Moderna di Bologna a passare lo stretto varco attraverso i corpi nudi dell’artista e del suo compagno di allora Ulay. Con gli anni la crudità delle prime azioni è stata sostituita da una sincera apertura rispetto al pubblico, che ha portato Marina Abramović a compiere i gesti più semplici realizzando delle pietre miliari della perfomance art. The Artist Is Present (2010), rielaborata in una sala del PAC, rappresenta l’apice di questo percorso. Un tavolo e due sedie di legno sono posizionati nel Donald B. and Catherine C. Marron Atrium del MoMA di New York: l’artista sta seduta in silenzio di fronte a chiunque abbia voglia, senta la necessità o la curiosità di fare lo stesso con lei. L’apparente facilità del gesto si rovescia nelle sette ore durante le quali l’Abramović non può svolgere nessuna attività che esuli dallo stare seduta e guardare di fronte a sé. Il dolore fisico è simboleggiato dall’abito rosso, indossato durante la performance e intervallato da quello blu e da quello bianco, rispettivamente portati nel primo e ultimo periodo. Il dolore mentale, psicologico, provocato dall’intimo confronto con dei perfetti estranei è stato, a detta dell’artista, quello più difficile da gestire.

Imponderabilia e The Artist Is Present sembrano essere agli antipodi, ma in realtà svelano delle caratteristiche simili: la centralità del corpo prima su tutte e il contatto, appunto, con un’alterità rappresentata dal pubblico dell’arte. The Abramović Method si basa sulle stesse premesse, ma è organizzata in modo più strutturato. La perfomance non è svolta dall’artista bensì da un gruppo di circa venti persone per volta, guidate nel Metodo dai suoi assistenti. Ha delle tappe: ci si siede sulle sdraio dotate di cuffie isolanti per favorire la concentrazione, ci si stende sui tavoli di legno, ci si posiziona sulle sedute dalle proporzioni inusuali, si sta in piedi contornati dallo scheletro di una struttura in rame. Grossi pezzi di ametista, quarzo e tormalina sono collocati nei pressi delle varie installazioni.  Oltre i temporanei performer è prevista una seconda fascia di pubblico, esterna allo svolgimento dell’azione: affacciati alla balconata del PAC o seduti al piano terra, gli spettatori sono invitati a spingere all’eccesso il loro voyeurismo tramite binocoli e telescopi dal libero utilizzo.

 

La consapevolezza che Marina Abramović ha raggiunto nei confronti del mezzo performativo è che sia realmente in grado di realizzare un cambiamento nell’individuo. Stilando il suo Metodo si spinge al di là della sola messa in scena, nell’ambizione di diffondere la propria idea. L’evoluzione del suo lavoro è evidente: un inizio da protagonista, seppur non assoluta a causa del rapportarsi continuo con le persone, un proseguimento in cui le due entità sono coinvolte allo stesso modo e infine l’artista che lascia interamente la scena al pubblico, stilando un metodo fatto di ferrea pratica e riflessione approfondita. Una sorta di compendio delle performance svolte dagli anni Settanta a oggi.

L’intensità regalata al MoMA  due anni fa con The Artist Is Present non verrà però replicata a Milano: Marina Abramović scomparirà dopo cinque giorni di azioni, lasciando sul posto due preparate assistenti. D’altra parte si tratta di un Metodo, da seguire individualmente seppur sotto un’attenta supervisione. Va messo in pratica. L’artista, presenza provvisoria, lascia le sue istruzioni e il Padiglione d’arte Contemporanea nelle mani dei visitatori.

 

Ivana Mazzei

 

 

Marina Abramović

The Abramović Method

a cura di Eugenio Viola e Diego Sileo

dal 21 marzo al 10 giugno 2012

PAC Padiglione d’Arte Contemporanea

Via Palestro 14, Milano

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